Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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Tau

Tau

Tau dipinto da San Francesco.
Tau dipinto da San Francesco.
L'immagine è conservata presso la cappella della Maddalena
(detta anche della Madonna) nel Santuario Francescano di
Fonte Colombo a Rieti (Italia).


"...E in realtà il Santo nutriva grande venerazione ed affetto per il segno del Tau, lo raccomandava spesso nel parlare e lo scriveva di propria mano sotto le lettere che inviava, come se la sua missione consistesse, secondo il detto del profeta, nel segnare il Tau sulla fronte degli uomini che gemono e piangono, convertendosi sinceramente a Cristo".

BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, Vita di San Francesco d'Assisi
(Legenda maior)
, cap. IV. 1079.



Il segno del Tau (taw in ebraico) ha un'origine biblica: lo si ritrova nella Genesi (4,15), nell'Esodo (12,7), in Ezechiele (9,3-4), in Giobbe (31,35).
Nel Nuovo Testamento lo si ha nell'Apocalisse (7,4 e 9,4). Benché non sia espressamente detto, sembrerebbe sottinteso che nel sigillo-segno del Tau, "signum salutis", sia prefigurata la croce. Anche San Bonaventura da Bagnoregio sostiene questa ipotesi, e fa derivare la predilezione di Francesco per questo segno dai testi biblici di Ezachiele e dell'Apocalisse (cf. BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, Vita di San Francesco d'Assisi (Legenda maior), Prologo, 2; cap. IV, 9; Miracoli, cap. X, 6-7). Tuttavia, molti critici sostengono che su Francesco, riguardo all'uso del Tau, più che la Sacra Scrittura, abbia forse influito la tradizione a lui contemporanea. La simbologia del Tau, infatti, era un elemento centrale del suo tempo. Innocenzo III aprì il Concilio Lateranense IV (1215) predicando su Ezechiele 9, e invitando tutti i credenti ad essere testimoni, nel segno del Tau, della penitenza e della croce. Gli Antoniani che si dedicavano agli appestati, portavano sul loro abito la croce di Antonio abate, che era identica al Tau. Quale possibile fonte figurativa per la venerazione del Tau sono da tener presenti anche le miniature dei libri e in particolare le miniature del canone romano di diversi messali. Questo testo, rivolgendosi al Padre, inizia con l'espressione. "Te igitur, clementissime Pater (...)". Normalmente la T iniziale della preghiera eucaristica veniva trasformata in una grande croce e posta in risalto con colori; la sua forma poteva restare quella di una Tau o trasformarsi in croce latina. Quest'ultimo è il caso del messale della chiesa di San Nicolò (oggi conservato in un museo a Baltimore) aperto per tre volte consecutive (sortes Apostolorum) da Francesco, da Bernardo e da Pietro Cattani per sapere dal Vangelo quale dovesse essere la loro vita (cf. Leggenda dei tre compagni, in Fonti francescane (Editio minor), parr. 28-29; cf. TOMMASO DA CELANO, Vita di S. Francesco d'Assisi, Vita II, parte I, cap. X, 15). Il taw ebraico o il Tau greco era, dunque, un simbolo conosciuto da Francesco e aveva per lui lo stesso significato della croce, cioè segno di salvezza e di redenzione: "Era a lui familiare sovra ogni altro il segno del "Tau" col quale soltanto firmava le lettere e disegnava dovunque le pareti delle celle" (TOMMASO DA CELANO, Vita di S. Francesco d'Assisi, Trattato dei Miracoli, cap. II, 3; cf. LEONHARD LEHMANN, Francesco maestro di preghiera, Istituto Storico dei Cappuccini, Roma 1993, pp. 284 e ss.).


Estratto da P. Rossi, Gli scritti autografi di Francesco d'Assisi
paolorossi62@libero.it



 
 



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